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  • Giulia Alpini, Cinzia Manuzzi

ANNO NUOVO, NUOVI STANDARD.

La rivoluzione del turismo attuata dal Covid-19.



Il 2020 sarà sicuramente ricordato nella storia come un anno particolare:

l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia Covid-19 ha colpito duramente il nostro Paese e in particolar modo l’industria turistica italiana,ed ha portato delle conseguenze estremamente negative:

ciò che più ha pesato è l’evidente assenza di turismo nei mesi di lockdown, sia del segmento leisure che business, e la chiusura delle frontiere che ha caratterizzato la maggior parte dell’anno con uno stop generalizzato della maggior parte delle strutture ricettive in Italia.


Federalberghi valuta fra il 60% e il 70% il calo del fatturato delle imprese alberghiere nel 2020, con percentuali similari per tutta la filiera legata ad essa tra cui compagnie aeree, crociere e il comparto MICE (Meeting, Congress, Events), per non parlare del mancato guadagno delle destinazioni stesse.


Un’attenzione di merito è invece da attribuirsi al fatto che sono aumentati gli standard igienici delle strutture alberghiere, ponendo al centro la tematica della salute ed il benessere del turista ma anche dello staff interno e nonostante il periodo buio, la stragrande maggioranza degli hotel in Italia registra il tutto esaurito a partire da metà luglio fino alla fine di agosto, con una presenza quasi totalitaria di turisti italiani, che hanno quindi avuto il piacere di riscoprire la bellezza racchiusa nelle destinazioni italiane, ricoprendo i vuoti lasciati dal turismo estero, composto soprattutto da Americani, noti frequentatori delle città storiche, e dagli Europei.


Siamo consapevoli che nel periodo che seguirà la Pandemia, per 5-10 anni, dovremo saper gestire le instabilità e saremo molto più attenti agli spostamenti, che avverranno se ritenuti utili ed essenziali, in quanto non sarà certamente facile ed immediato tornare ad un equilibrio dopo che, per lungo tempo, abbiamo legato il distanziamento sociale al concetto di sicurezza. Occorrerà quindi che le mete turistiche puntino di più su autenticità, qualità e valore dei dettagli, curando bene i particolari rendendo unica l’ospitalità (come può essere una costante formazione del personale e l’empatia ed ospitalità di ognuno di essi o proponendo suggestive esperienze da poter effettuare nella località) attivando un senso di scoperta che induce meraviglia nei viaggiatori, attraendoli verso le mete turistiche.

Oltre alle città, torneranno ad avere valore attrattivo i piccoli centri, che avranno perciò la necessità di adeguarsi potenziando i servizi utili per la vita quotidiana, e che risultano anch’essi attrattivi per poter vivere esperienze autentiche e particolari e al contempo visti più sicuri in quanto l’offerta di tali luoghi risulta nettamente minore rispetto alle grandi città. Questo concorrerà alla soluzione del problema dell’overtourism in alcune grandi città e località balneari, che si è verificato in precedenza alla pandemia Covid-19, ridistribuendo i flussi turistici verso aree caratterizzate da un minore pressione antropica.



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